Le recensioni fasulle o recensioni fake, prima o poi, capiteranno: come difendersi dalle recensioni negative su Google, Facebook o su altre piattaforme, ad esempio Google My Business?
La recensione falsa, specie se condita con epiteti rabbiosi e diffamatori, è tipica del nostro tempo. Una volta era ciò che si riferiva alla portinaia, la quale poi spargeva la voce, a valere come “verbo”. Ora, pur mantenendo la portinaia – quando esiste – un ruolo estremamente importante per la diffusione orale, i social e in generale internet sembrano l’ultima spiaggia degli haters di professione o amatoriali.

Le recensioni negative danneggiano l’azienda

Alcuni studi recenti hanno confermato che più di un utente abbia interrotto il proprio acquisto online prima di arrivare alla fine, proprio per colpa di recensioni negative lette durante il processo di acquisto.
E queste, per gran parte, vengono scritte da concorrenti, o da veri e propri haters professionisti.

D’altronde ci sono moltissimi siti che sbagliano comunque acquistando dei commenti positivi, che sperano possano innalzare la popolarità e la capacità di vendita.
Il mercato è florido, ci sono molti siti esteri che offrono la possibilità di acquistare, con più o meno anonimato, dei commenti fake per qualsiasi piattaforma.

YouTube o Facebook, oppure Google My Business e Google Map, ma anche Twitter o forum privati e gestiti in autonomia.
Per ogni luogo virtuale ove ci sia la possibilità di scrivere, esiste un servizio che permette di acquistare un commento.

Ci sono quelli che lasciano solo una valutazione basata sulle “stelle”, come ad esempio su Google MyBusiness, altri che infieriscono in tutti i modi possibile.
La valutazione fake, o recensione negativa, è l’equivalente da “adulti” e mai le virgolette sono state spese meglio, del bullismo a scuola. Se ci pensate gli adolescenti che tentano di farsi notare con atteggiamenti da torelli pieni di ormoni, se non da veri e propri delinquenti, applicano la stessa attività sui profili dei propri compagni da sottomettere.
Come il bullo del quartiere scrive su Facebook insulti alla ragazza o ragazzi di turno, il censore fake lascia commenti negativi attraverso i social.
Nello stesso modo si nasconde, ed evita ogni sistema per farsi rintracciare e riconoscere.
Perchè nessun bullo, adolescente o adulto, ci metterà mai la faccia.

Come cancellare valutazioni negative

Vediamo l’esempio più frequente, e più semplice per il disturbatore fake. Il commento su Google MyBusiness da 1 stella, seguito o meno da insulti o minacce. L’unica via che non dovrete scegliere è quella di far finta di nulla. Il commento da solo non se ne andrà, e anche il commento più stupido potrebbe essere preso per vero da uno dei vostri clienti.

Inoltre Google, se anche non ne parla esplicitamente, probabilmente nel proprio algoritmo ha una valutazione positiva per chi presta del tempo a rispondere ai commenti, specialmente se si tratta di commenti negativi.

In fondo i computer non possono – ancora – interpretare una valutazione, e non possono capire del tutto se corrisponda alla verità oppure sia solo ed esclusivamente un fake.

Questo ovviamente è vero fino a un certo punto. Se chi vi ha dato un commento negativo, o una stella, è un profilo che ha solo uno o due commenti all’attivo, che non ha foto, che non ha alcuna attività se non l’apertura del profilo il giorno prima del commento rilasciato, è evidente si tratti di un fake, e con la stessa evidenza anche Google lo prenderà in considerazione.

Proprio per questo motivo acquistare commenti, o like, o amicizie Facebook attraverso le cosiddette fabbriche di fake, non solo non ha alcun valore nel posizionamento SEO, ma rischia di essere molto controproducente.

Migliaia e migliaia di like in un paio di giorni non serviranno ad altro che farvi scendere in qualsiasi classifica SEO si trovi sul web, da qualsiasi motore di ricerca.

fake-google-review-cancellare-eliminareTornando al nostro commento fake, recensione falsa, a fianco a ogni recensione di Google MyBusiness, ad esempio, c’è un pulsante per inviarla in revisione e Google, oppure una bandierina che svolge la stessa funzione. Per arrivarci dovrete cliccare sui tre puntini (uno sull’altro) che sono proprio a fianco di ogni commento, come si vede anche nell’immagine.

La violazione delle norme di pubblicazione di Google segue regole ben precise, e una volta cliccato sul pulsante sarà possibile aggiungere la propria mail, dove si riceverà la conferma della segnalazione, e indicare il motivo fra quelli proposti da Google. Di solito il commento si presenta come inappropriato, lesivo, oppure addirittura potrebbe incitare all’odio, o rappresentare una vera e propria diffamazione.

Denunciare alle autorità

Troppo spesso in Italia si ha scarsa fiducia nel lavoro delle autorità competenti. Molte, moltissime volte si preferisce lasciar perdere e non andare a denunciare fatti simili, ovviamente se siano di una certa gravità.

Al contrario dovremmo invece fare tutti, specie quando i commenti fake rappresentino, come già detto, una vera e propria diffamazione, e non si limitino alla singola stellina o dislike.

Davanti a parole forti e pesanti, davanti a una aggressione avvenuta via web invece che di persona, dovremmo andare dai Carabinieri, dalla Polizia, e presentare denuncia. Penseranno poi loro a raccogliere le informazioni e passarle alla sezione della Polizia Postale, che si occuperà delle indagini.

Anche in questo caso non dobbiamo essere troppo negativi. Sono troppi i film di hackers che ci hanno fatto vedere, ma la realtà è molto diversa. Nonostante tutte le accortezze per camuffarsi in rete, per sparire dietro DNS e IP di nazioni estere, o utilizzare Tor Browser o strumenti simili che – crediamo – ci garantiscano l’anonimato, i reparti speciali degli inquirenti impiegano solo pochi attimi per rintracciare l’indirizzo IP di partenza. Da lì possono avere subito l’intestazione, e risalire immediatamente al computer, o ai computer, che hanno generato il commento fake, diffamatorio.

Ovviamente non potranno essere presi in considerazione commenti senza queste caratteristiche, ma chi sfoga la propria rabbia repressa con una serie di insulti verso di noi o verso la nostra azienda, dovrebbe preoccuparsi leggermente di più delle conseguenze a cui possa andare incontro.

E se proprio vuole fare il bullo, che lo faccia almeno a volto – e nome – scoperto.